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02 Dic 2020

Sistema immunitario, alimentazione ed integrazione

Una sana e corretta alimentazione e integrazione, influenzano in modo estremamente significativo, le potenzialità di protezione del nostro sistema immunitario, così come un’alimentazione squilibrata può portare ad una diminuzione di efficacia.

La prima regola da seguire è quella di eliminare gli abusi di cibi che “infiammano” l’organismo, come l’eccesso di carboidrati e di zuccheri semplici; che oltre ad un effetto “ingrassante” possono innescare una disbiosi intestinale, situazione che indebolisce la nostra risposta immunitaria perché l’intestino e la sua flora batterica ne sono dei componenti principali del nostro sistema immunitario, favorendo l’insorgenza di varie patologie. Ricordiamo che l’introduzione di zuccheri semplici per una donna deve essere limitata ad un massimo di 16 grammi per la donna e 24 gr per l’uomo…una cifra molto facile da raggiungere.

Allo stesso tempo, per migliorare il nostro sistema immunitario sono necessarie alte fonti di vitamine e minerali, provenienti essenzialmente da frutta e verdura, ma anche da olii e cibi ricchi di grassi “buoni” come ad esempio il pesce e la frutta secca.

Diversi studi scientifici hanno dimostrato che esiste una correlazione fra presenza di disbiosi intestinale e incremento della severità delle infezioni, risulta, inoltre, che anche la produzione endogena degli interferoni, antivirali naturali, sia legata alla funzionalità del microbiota intestinale.

Il corretto ed efficace nutrimento per la microflora batterica è costituito da: fibre solubili di frutta, verdura e cereali, alimenti ricchi di polifenoli, omega 3 e altri antiossidanti”.

Un probiotico come Vo2 PROBIOTIC, dedicato agli sportivi a base di fermenti lattici vivi, specifico per reintegrare continuamente i ceppi e mantenere un equilibrio positivo del microbiota. Vo2 PROBIOTIC deve essere assunto per 10 gg. al mese, anche per periodi molto lunghi e soprattutto in caso di attività fisica intensa.

OMEGA 3 preziosa fonte di grassi essenziali EPA e DHA, certificata IFOS 5 STAR e GOED. Questi esercitano una potente azione antifiammatoria.

Importante ed efficace è l’integrazionme con un complesso antiossidante a base di ACIDO LIPOICO e N ACETIL CISTEINA, due supporti fondamentali per la difesa dai radicali liberi e per tutelare la salute delle cellule. L’assunzione consigliata prevede trattamenti a mesi alternati.

Un MULTIVITAMINICO specificamente formulato per ogni sportivo sotto stress di allenamento. L’integrazione polivitaminico/minerale è una delle basi fondamentali per le difese immunitarie da assumere quotidianamente al mattino.

D VIT. 2000 U.I. vitamina D3 purissima ad alta concentrazione, contributo essenziale al sistema immunitario, soprattutto nei periodi di allenamento ad alta intensità o nei mesi con minore esposizione alla luce del sole, autunno e inverno. Bassi livelli di VIT D sono chiaramente e ripetutamente correlati ad una bassa efficacia del nostro complesso sistema di difesa.

GLUTAMMINA, aminoacido alla base del nutrimento del sistema immunitario. Questo aminoacido è possibile utilizzarlo anche in cronico per lunghi periodi magari frazionandolo in 2 dosi, 1 al mattino e 1 dopo l’allenamento.

Articolo tratto da www.keforma.com e integrato con approfondimenti propri.

18 Nov 2020

MCT energia metabolica

I trigliceridi a catena media MCT (Medium Chain Triglycerides) sono risorse nutraceutiche con interessanti possibilità applicative nella nutrizione salutistica e sportiva. Gli MCT sono complessi di acidi grassi saturi di lunghezza compresa tra 6 e 10 atomi di carbonio e glicerolo.

 

Cosa sono gli MCT?

Le categorie di MCT presenti in natura sono:

Acido caproico C6:0 (da burro o formaggi),

Acido caprilico C8:0 (da olio di cocco o palmisto)

Acido caprico C10:0 (da olio di cocco, palmisto o formaggi di capra)

Acido laurico C12:0 viene comunemente considerato un MCT, ma in realtà mostra proprietà intermedie, pertanto non è un MCT a tutti gli effetti.

La digestione dei trigliceridi inizia a livello della bocca e dello stomaco, dove la lunghezza della catena non influenza la velocità di svuotamento gastrico. La lunghezza della catena diventa invece determinante nei successivi processi di digestione a livello intestinale. Gli acidi grassi a lunga catena (LCT) stimolano infatti il rilascio di bile e lipasi pancreatica, vengono emulsionati e assorbiti dalle cellule intestinali, inclusi nei chilomicroni e veicolati nel sistema linfatico.

Gli acidi grassi a catena media (MCT), mostrano una migliore biodisponibilità, diffondono passivamente prima nelle cellule intestinali, da cui vengono direttamente immessi nel circolo ematico entero-portale bypassando il sistema linfatico.

L’assorbimento degli MCT risulta quindi molto più rapido rispetto agli LCT massimizzando la velocità ed efficienza nella produzione di energia con una dinamica di assorbimento e distribuzione simile a quella del glucosio, ma con l’alta capacità energetica tipica dei grassi. (Bibliografie 8, 13, 31, 32)

 

MCT proenergetico

Le dinamiche digestive provocano un assorbimento prevalentemente a carico del fegato, dove gli MCT vengono direttamente assorbiti e utilizzati nei mitocondri, senza l’intervento della carnitina che rimane disponibile per l’utilizzo degli LCT.

Quì vengono rapidamente veicolati alla beta ossidazione, da cui deriva una notevole produzione di acetil-CoA, molecola fondamentale in numerose vie metaboliche tra cui le principali sono:

Ciclo di Krebs e successiva fosforilazione ossidativa: produzione di ATP;

Chetogenesi: l’acetil-CoA non impiegato nel ciclo di Krebs viene utilizzato per la produzione di corpi chetonici. Gli MCT hanno una funzione prevalentemente energetica e rappresentano in tal senso una via metabolica alternativa e/o complementare all’assunzione di zuccheri ed amidi, permettendo un risparmio di glicogeno, ma anche di aminoacidi a livello muscolare. Inoltre, rispetto ai carboidrati, forniscono un apporto energetico nettamente superiore, 8,3 kcal/g, contro 4 kcal/g dei carboidrati. (Bibliografie 54, 55, 56)

Ossidazione totale dei grassi durante un esercizio a carico costante per oltre 15 giorni

 

Risaprmio energetico

L’impiego metabolico di MCT è correlato al risparmio di carboidrati e ad una minore produzione di lattato, prolungando così la capacità di esercizio fisico (time to exhaustion).

È stato dimostrato che l’assunzione di MCT e glucidi è associata, dopo 5 gg di utilizzo, nel contesto di una dieta ricca in lipidi, a una netta riduzione e risparmio dei glucidi durante l’esecuzione di una sollecitazione (esercizio) a carico costante. (Bibliografie 54, 55, 56)

 

Controllo della glicemia: effetti degli MCT sul glucosio

Diversi studi riportano effetti positivi dell’assunzione degli MCT sul metabolismo del glucosio. Il consumo di 1 g/Kg di MCT, in adulti sani, è in grado di aumentare i livelli insulinici a digiuno da 9,3 um/mL a 15,4 um/mL dopo circa un’ora, con una significativa riduzione della glicemia.

Un ulteriore valutazione ha dimostrato una significativa riduzione dell’insulino-resistenza periferica: la somministrazione di MCT in soggetti diabetici di tipo 2, è stata correlata al miglioramento dell’insulino-sensibilità del 17% contro il 7% del gruppo controllo, contestualmente al miglioramento dell’indice HOMA (HOmeostasis Model Assessment), fattore prognostico positivo in particolare in caso di sindrome metabolica. (Bibliografie 34, 37, 49)

Il consumo di MCT garantisce una migliore ossidazione dei substrati di natura lipidica, dimostrata sia nel modello animale sia nel modello umano. Il consumo di MCT implementa anche l’ossidazione degli acidi grassi a catena lunga. Questo fattore è molto interessante nel trattamento dell’obesità, dato che il soggetto obeso tende ad avere ridotte capacità di ossidazione degli LCT.

Studi effettuati su modelli animali sovralimentati, riportano un minor incremento di peso quando la quota lipidica è rappresentata da MCT rispetto a LCT.

Valutazioni eseguite su soggetti obesi (IMC >30) dimostrano che l’assunzione di 10 g di MCT, nel contesto di una dieta fortemente ipocalorica è associato ad un maggiore incremento di corpi chetonici, contestualmente ad una minore escrezione di azoto, che suggerisce un netto effetto anticatabolico con risparmio di quote proteiche (massa magra).

Alcuni studi ritengono che la diminuzione di peso e di massa grassa, che si verifica con l’assunzione di MCT, sia dovuta all’attivazione del tessuto adiposo bruno con incremento della termogenesi. (Bibliografie 38, 40, 41, 43, 44, 45, 46, 47, 50)

 

MCT e lucidità mentale

Gli MCT attraversano rapidamente la barriera ematoencefalica incrementando la produzione di corpi chetonici, a supporto della funzione cognitiva.

I corpi chetonici vengono impiegati con finalità energetiche dal tessuto cerebrale, uno studio in doppio cieco crossover che ha preso in considerazione 20 soggetti anziani con deficit cognitivo lieve-moderato e possibile malattia di Alzheimer, ha riportato come il consumo di 40 ml di MCT è stato correlato a un significativo miglioramento del punteggio sulla Alzheimer’s Disease Assessment Scale-Cognitive Subscale (ADAS-cog).

Un successivo studio effettuato su 140 soggetti con diagnosi di malattia di Alzheimer ha dimostrato come il consumo di 20 g di MCT sia correlato a un notevole miglioramento del punteggio sulla ADAS-cog dopo 45 giorni di assunzione, mantenuti a livelli simili anche a 90 giorni. (Bibliografie 24, 25, 26, 29, 30, 31, 32, 33)

 

MCT e sistema nervoso

L’assunzione di quote comprese tra 10 e 40 g di MCT è correlata a una riduzione dell’assunzione calorica nei pasti successivi compresa tra le 40 e le 165 kCal, rispetto ad analoghe somministrazioni di altre fonti lipidiche, perchè in grado di modulare la sensazione di appetito.

Variando, in uno studio randomizzato, il rapporto tra MCT e LCT da 0.5:1 a 2:1, con assunzione complessiva di grassi e degli altri macronutrien- ti costante per 2 settimane si assiste a una significativa riduzione nell’assunzione alimentare stimata, mediamente, in 250 kCal al giorno.

Il consumo di MCT nel contesto di una VLCD (Very Low Calories Diet) è correlato ad un maggior senso di sazietà con conseguente riduzione dell’appetito dopo 1 settimana di assunzione. (Bibliografie 14, 26, 29, 30, 31, 32, 47)

 

Sicurezza e tossicologia

L’assunzione di MCT è stata collegata, anche, ad un miglior equilibrio del microbiota, con effetto protettivo favorendo una ridotta permeabilità intestinale. Nel modello animale l’assunzione singola e quella in cronico non hanno evidenziato effetti avversi.Logo NEOBEE®Gli MCT NEOBEE® utilizzati sono altamente purificati attraverso un processo di produzione brevettato e certificato che garantisce la purezza della materia prima rimuovendo acidi grassi residui e monocloropropandioli (MCPD) sostanze nocive per la salute umana.

Le materie prime sono ottenute mediante coltivazione ecosostenibile certificata RSPO. In un modello animale la sostituzione di oli insaturi con MCT ha dimostrato effetti protettivi nello sviluppo di steatosi e danno epatico. (Bibliografie 6, 7)

 

articolo tratto da www.kerforma.com

 

Bibliografia

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Nota: le informazioni contenute in questa scheda non intendono sostituire i consigli del medico, al quale spetta qualsiasi prescrizione ed indicazione terapeutica. Queste note sono una guida informativa da non divulgare assolutamente al pubblico; riservata solamente alle persone qualificate nei settori della Medicina, Alimentazione e Farmacia (art. 6 comma II del D.L. 111 del 27.01.92)

19 Ago 2020

NUTRIZIONE E PERFORMANCE

Lo stato nutrizionale da tempo è stato identificato come un fattore critico strettamente correlato con il mantenimento dello stato di salute e la prevenzione di patologie.

In particolare con stato nutrizionale ci si riferisce alla disponibilità di nutrienti da parte dell’organismo. Questo si rivela di notevole importanza per tutte le sostanze definite nutrienti, sia quindi i macronutrienti (proteine, carboidrati e grassi) che i micronutrienti (vitamine e minerali), con particolare accento sulle sostanze definite essenziali.

Un inadeguato apporto di nutrienti essenziali è generalmente correlato a una ridotta efficienza ed efficacia dell’organismo, situazione che se protratta può evolvere in una vera e propria patologia.

Non esistE un solo nutriente essenziale più importante di altri ma si dimostrano tutti ugualmente importanti in quanto, anche se a diverse riprese, può essere messo l’accento su una o sull’altra.

Quello che si rivela fondamentale è l’equilibrio tra l’insieme di tutte queste sostanze: volendo banalizzare il concetto come un’automobile per funzionare correttamente ha bisogno di carburante, olio, fluido di raffreddamento e acidi (che consentono il funzionamento della batteria), anche l’organismo, per mostrare appieno le sue piene e complete funzionalità, ha bisogno di tutte le sostanze necessarie.

L’organismo, per garantire la sua sopravvivenza, ha necessità di ricavare energia da nutrienti definiti appunto “nutrienti energetici”, cioè che tra le altre cose possono essere utilizzati anche per la produzione di energia. Tra questi troviamo: grassi, carboidrati e proteine.

Ad esempio risulta molto interessante vedere come a partire da qualunque nutriente energetico si vada a impiegare, per portare a termine tutti i processi che permettono di utilizzarli per ottenere energia, vi sia la necessità di utilizzare vitamine del gruppo B a cui nel caso delle proteine si aggiunge la vitamina C.

Ogni giorno, inoltre, l’organismo si trova a dover gestire sostanze ossidanti, derivate da processi interni (es. collaterali alla produzione di energia), dall’alimentazione (es. collaterali alla presenza di sostanze indesiderate) o dallo svolgimento di attività fisica (es. collaterali all’utilizzo di energia e alla sollecitazione delle strutture muscolo-scheletriche).

A prescindere dall’origine delle sostanze ossidanti, l’organismo risponde mediante un sistema che vede come elemento centrale una sostanza chiamata glutatione, che però una volta ossidata, ha bisogno di essere “rigenerata” o meglio ridotta da altre sostanze, che quindi si trovano ad agire come una vera e propria “catena” di sostanze che rispondono allo stress ossidativo tra cui troviamo l’acido lipoico, vitamina E, vitamina C, NADPH etc.

Ovviamente, anche in questo contesto, non avrebbe particolare senso assumere ad esempio mega dosaggi di vitamina C senza preoccuparsi di tutte le altre sostanze che intervengono nella risposta allo stress ossidativo. Per cui, emerge nuovamente il concetto di equilibrio nello stato nutrizionale come elemento alla base di una sufficiente, efficiente ed efficace capacità di risposta.

Questi piccoli esempi dovrebbero aver chiarito come l’importanza per la piena efficienza metabolica non sia tanto l’aggiunta di una singola sostanza in quantitativi molto alti, ma piuttosto una fornitura equilibrata di tutte quelle sostanze che intervengono a diverso livello nella realizzazione di questi processi.

Come in tanti altri aspetti, anche da questo punto di vista la nostra “natura” ricerca biochimicamente l’equilibrio che porta ad una piena capacità di risposta, che metterà l’organismo in grado di sfruttare al meglio la sua capacità di risposta alle sfide di tutti i giorni, soprattutto nei periodi più difficili o impegnativi.

Tratto da www.keforma.com

24 Giu 2020

DOMS – Dolori muscolari post allenamento

dal magazine  keforma.com

Puntuale come il maltempo il primo giorno di ferie, il dolore post allenamento è ormai un “compagno di viaggio” per molti atleti e appassionati di sport. C’è chi se lo aspetta valutandolo come un indice di efficacia dell’allenamento, c’è invece chi lo teme, al di là delle più diverse opinioni quello che ci serve è conoscerlo.

 

Cosa causa i dolori muscolari post allenamento?

Prima di illustrare cosa causa i dolori muscolari post allenamento è molto importante capire da dove NON deriva.

Una leggenda metropolitana attribuisce questo dolore alla formazione di acido lattico e nel 2020 ancora molti, compreso addetti ai lavori, ci credono.

Le cose non stanno così: semplificando, l’acido lattico è una sostanza che nel nostro organismo si forma prevalentemente in relazione all’intensità dell’esercizio e non alla durata, ovvero quando in seguito a uno sforzo muscolare molto intenso, le richieste muscolari di ossigeno superano la capacità dell’organismo di assorbirlo e utilizzarlo, si passa quindi da una fase prevalentemente aerobica a una prevalentemente anaerobica, che se prolungata oltre pochi secondi porta alla produzione di acido lattico.

 

Perché produciamo acido lattico?

Perché il nostro organismo è un gran risparmiatore, quello che non riesce ad utilizzare al momento a causa della carenza di ossigeno, lo “mette da parte” sotto forma di acido lattico, che sarà successivamente rilavorato dall’organismo per fornire nuovamente energia, quindi costituisce una sorta di riserva o meglio risparmio di sostanze, utilizzabili per produrre energia.

 

In quanto tempo viene rilavorato l’acido lattico?

Mediamente in un periodo compreso tra 30 e 120 minuti con un processo chiamato ciclo di Cori. Quindi non può essere l’acido lattico a causarci dolori che hanno il loro picco tra 48 e 72 ore dopo l’esercizio.

 

Allora a che cosa è dovuto il dolore muscolare post allenamento?

I dolori muscolari post allenamento (delayed-onset muscle soreness – DOMS) rientrano in un quadro molto più complesso correttamente definito “Danno muscolare indotto dall’esercizio” (Exercise-induced muscle damage – EIMD) che può essere valutato oltre che con l’intensità e la durata dei DOMS, anche mediante analisi ematochimiche dei marcatori di danno muscolare (es CPK, ALT ecc) e con marcatori dell’infiammazione (es IL-6, PCR ecc).

Quindi i DOMS sono direttamente correlati a un danno muscolare causato dall’allenamento.

 

A che cosa è dovuto il danno muscolare alla base dei DOMS?

A tanti fattori tra loro connessi, tra questi un particolare ruolo è stato attribuito alle contrazioni muscolari eccentriche, in pratica a quelle sollecitazioni che forniamo al muscolo quando i suoi due capi sono tra loro lontani (la situazione opposta viene definita sollecitazione concentrica, cioè quando i capi muscolari sono tra loro vicini). In questa situazione si generano delle micro-lesioni a livello della struttura della fibra muscolare, che porteranno al rilascio dei marcatori di danno, a una risposta infiammatoria e infine ai DOMS.

 

Come possiamo prevenire i DOMS ?

Partendo dal presupposto che rimangono ovviamente valide tutte le comuni indicazioni relative a buona idratazione e ottimizzazione dello status nutrizionale, diventa molto interessante considerare alcuni passi semplici, pratici e facilmente comprensibili per la prevenzione dei DOMS:

 

1. Attività

Il primo passo è costituito dal praticare attività che siamo effettivamente in grado di praticare, alle intensità che ragionevolmente possiamo sostenere, aumentandole progressivamente con gradualità.

È fondamentale prima abituarsi al gesto atletico e poi a sostenerlo ad intensità crescenti. Qualcuno tende a ritenere i DOMS come un indicatore di allenamento efficace, in realtà non è così, piuttosto stanno ad indicare che in quel distretto corporeo al momento c’è qualcosa che non va e quindi “suggeriscono” di non ripetere la stessa attività, quantomeno nel breve periodo.

 

2. Riscaldamento

Prima di iniziare l’attività praticare un buon riscaldamento dedicando tutto il tempo necessario può aiutare nel ridurre l’insorgenza dei DOMS.

 

3. Recupero attivo

Anche praticare il recupero attivo tra una sessione e l’altra può rivelarsi molto utile, facilitando lo smaltimento dei cataboliti e il metabolismo muscolare.

 

4. Nutraceutici specifici

Nel prevenire ma anche nel trattare i DOMS molti approcci a base di sostanze dal ruolo antiossidante ed antinfiammatorio come ad esempio gli estratti di curcuma, boswellia, artiglio del diavolo oppure i comuni antiossidanti possono avere un ruolo di supporto.

Si dimostra invece particolarmente interessante l’impiego di succo o estratto di ciliegia in quanto documentato in letteratura come utile nella riduzione dei dolori e del danno muscolare, evidenziando dopo una prestazione di endurance (come ad esempio una maratona) oltre alla riduzione dei sintomi e a una migliore capacità muscolare anche la riduzione dei marcatori di infiammazione e l’aumento della capacità antiossidante totale del plasma, evidenziabili dalle analisi ematochimiche.

L’utilizzo di un estratto secco si può dimostrare molto pratico in quanto semplice da assumere e disponibile tutto l’anno, in letteratura è documentato con ottimi risultati l’impiego di un estratto di ciliegia di Montmorency dall’alto profilo qualitativo commercializzato con il marchio CherryPURE®.

Questi semplici accorgimenti rappresentano aspetti essenziali, semplici e pratici, che se applicati una volta compreso cosa sono i DOMS e perché si presentano, potranno favorire una gestione più funzionale dell’allenamento e del recupero.

 

Bibliografia

Stéphanie Hody , Jean-Louis Croisier , Thierry Bury , Bernard Rogister , Pierre Leprince Eccentric Muscle Contractions: Risks and Benefits. Front Physiol. 2019 May 3;10:536. doi: 10.3389/fphys.2019.00536. eCollection 2019.

Patrick S Harty , Megan L Cottet , James K Malloy , Chad M Kerksick Nutritional and Supplementation Strategies to Prevent and Attenuate Exercise-Induced Muscle Damage: A . 2019 Jan 7;5(1):1. doi: 10.1186/s40798-018-0176-6. Sports Med Open

Hotfiel T, Freiwald J, Hoppe MW, Lutter C, Forst R, Grim C, Bloch W, Hüttel M, Heiss R. Advances in Delayed-Onset Muscle Soreness (DOMS): Part I: Pathogenesis and Diagnostics. Sportverletz Sportschaden. 2018 Dec;32(4):243-250. doi: 10.1055/a-0753-1884. Epub 2018 Dec 11. PMID: 30537791 Review. English.

Heiss R, Lutter C, Freiwald J, Hoppe MW, Grim C, Poettgen K, Forst R, Bloch W, Hüttel M, Hotfiel T. Advances in Delayed-Onset Muscle Soreness (DOMS) – Part II: Treatment and Prevention. Sportverletz Sportschaden. 2019 Mar;33(1):21-29. doi: 10.1055/a-0810-3516. Epub 2019 Mar 13. PMID: 30865998 Review. English.

D A J Connolly , M P McHugh, O I Padilla-Zakour, L Carlson, S P Sayers Efficacy of a Tart Cherry Juice Blend in Preventing the Symptoms of Muscle Damage Br J Sports Med. 2006 Aug;40(8):679-83; discussion 683. doi: 10.1136/bjsm.2005.025429. Epub 2006 Jun 21.

Kerry S Kuehl , Erica T Perrier , Diane L Elliot , James C Chesnutt Efficacy of Tart Cherry Juice in Reducing Muscle Pain During Running: A Randomized Controlled Trial J Int Soc Sports Nutr. 2010 May 7;7:17. doi: 10.1186/1550-2783-7-17.

G Howatson 1, M P McHugh, J A Hill, J Brouner, A P Jewell, K A van Someren, R E Shave, S A Howatson Influence of Tart Cherry Juice on Indices of Recovery Following Marathon Running Scand J Med Sci Sports. 2010 Dec;20(6):843-52. doi: 10.1111/j.1600-0838.2009.01005.x.

15 Giu 2020

Bevande ipotoniche, isotoniche, ipertoniche: quale scegliere?

Quando prepari la borraccia per l’allenamento, presti sempre attenzione alla dose consigliata sul barattolo?

Ti sei mai chiesto perchè sulla maggior parte delle bevande in commercio compare la scritta “Isodrink”?

In questo nostro articolo, chiariremo tutti questi dubbi!

 

Osmolarità: cos’è?

L’osmolarità è la pressione osmotica generata dai soluti presenti in 1 L di soluzione. È una grandezza fisica che misura la concentrazione delle soluzioni utilizzata in chimica, ed in particolare indica il numero totale di molecole e ioni presenti in un litro di soluzione.

Anche il nostro plasma (la componente liquida del sangue) ha una sua osmolarità che in condizioni normali si aggira tra i 280 ed i 330 mOsm/kg. Essa è influenzata principalmente da alcuni suoi componenti, quali sodio, proteine e glucosio.

La sua concentrazione, viene mantenuta entro questo range di valori grazie all’assunzione di liquidi con la dieta e tramite il controllo della loro escrezione a livello renale.

 

Idratazione o energia?

A seconda dell’obiettivo che abbiamo, esistono 3 tipologie di bevande:

Bevande ipotoniche: hanno un’osmolarità inferiore a quella del plasma. Generalmente sono costituite da elettroliti combinati con una percentuale minima di carboidrati. Il consumo di bevande ipotoniche, diluisce i soluti del sangue e tende a ridurre la sensazione di sete prima che i livelli idrici si siano ripristinati. Sono indicate durante lo sforzo, in quanto transitano con la massima rapidità nello stomaco, hanno un forte potere reidratante e vengono assimilate molto rapidamente nell’intestino.

Bevande isotoniche: hanno un’osmolarità uguale a quella del plasma. Generalmente sono costituite da elettroliti combinati ad un 6-8% di carboidrati, che garantisce la massima reidratazione ed al contempo fornisce energia ai muscoli. Transitano abbastanza rapidamente attraverso lo stomaco e vengono velocemente assimilate nell’intestino. Per questo motivo, possono essere utilizzate anche durante un allenamento particolarmente intenso.

Bevande ipertoniche: hanno un’osmolarità superiore a quella del plasma. Si tratta di bevande caratterizzate da un alto contenuto di carboidrati, risultando quindi più concentrate rispetto al plasma e per queso motivo, se non sono opportunamente diluite, hanno un transito intestinale più lento. Le bevande ipertoniche, seguono le leggi dell’osmosi: essendo più concentrate rispetto al plasma, richiamano liquidi nel lume intestinale, aggravando la disidratazione e diventando fonte di possibili disordini intestinali. Hanno un apporto energetico decisamente superiore alle due precedenti tipologie di bevande, ma per poterle utilizzare durante l’allenamento o la gara, è necessario testarle in modo tale da non incorrere in problemi gastrointestinali.

 

Carboidrati in soluzione: quali scegliere?

Come descritto in precedenza, all’interno delle bevande isotoniche è presente un 6-8% di carboidrati. Affinché l’apporto energetico sia però utile all’attività sportiva che stiamo praticando, abbiamo bisogno che i carboidrati presenti in soluzione siano prontamente disponibili.

Un nostro consiglio è quello di preferire un mix di carboidrati differenti che garantiscono un rapido assorbimento, ma anche un apporto energetico a lungo termine.

Un esempio è Evodextrin

La sua formula è composta da maltodestrine con differente destrosio equivalenza (DE), ciclodestrine, fruttosio 1-6 difosfato, fruttosio, destrosio e betaina.

Il fruttosio 1-6 difosfato è un intermedio del ciclo di Krebs ed ha una via d’accesso privilegiata nel metabolismo energetico cellulare durante lo sforzo, quindi garantisce un’assimilazione ancora più veloce rispetto alle maltodestrine classiche.

Le ciclodestrine sono invece molecole innovative dal comportamento molto particolare: da un lato hanno un assorbimento estremamente rapido a livello intestinale, ma dall’altro lato sono metabolizzate in maniera molto più lenta. In questo modo non causano problemi gastrointestinali e, al contempo, garantiscono un apporto energetico di lunga durata.

 

In conclusione: le migliori bevande sportive quelle isotoniche, in quanto uniscono il miglior apporto energetico alla massima idratazione. Tra queste, è importante scegliere quelle che forniscono energia prontamente disponibile, ma per tutta la durata dello sforzo!

da www.keforma.com

14 Mag 2020

SPORT E SISTEMA IMMUNITARIO

Particolare attenzione deve essere posta sul sistema immunitario dello sportivo, in quanto non
è un caso che gli atleti quando sono in sovrallenamento sono estremamente più esposti al rischio di malattie batteriche e virali, nonché ad infiammazioni di carattere muscolare e articolare.

La maggioranza delle molecole che promuovono il recupero svolgono anche un’importantissima e complementare azione antiossidante a difesa di tutte le cellule.

Analizziamoli:

La vitamina C
Alla base si può sicuramente porre un integratore di vitamina C: le cui azioni sono note e comprovate nel proteggere il sistema immunitario e negli sportivi, assunta subito dopo l’attività fisica, ha anche la capacità di modulare l’azione del cortisolo.

La vitamina D
A fianco della vitamina C, troviamo la vitamina D, che negli ultimi anni è stata oggetto di forte interesse. Alla sua già nota funzione che contribuisce al mantenimento della normale struttura ossea, studi recenti, hanno dimostrato la sua efficacia anche nel sostenere il sistema immunitario e ormonale.
Sono stati evidenziati casi tra i soggetti colpiti da malattie virali, che dimostrano carenze di vitamina D, carenze riscontrate anche negli atleti in sovrallenamento.

La glutammina
Ci sono poi gli amminoacidi e in particolare la glutammina. È infatti importante sapere che una delle zone in cui si concentrano la maggior parte delle risposte immunitarie è l’intestino ed è proprio questo ad avere “fame” di glutammina.
La glutammina svolge un’azione a sostegno della funzionalità organica agli agenti patogeni; inoltre stimola la produzione endogena di glutatione, la più potente molecola antiossidante a disposizione del corpo.
Una menzione particolare la merita la glutammina in forma peptidica che tramite i suoi legami ne incrementa l’assorbimento e quindi la capacità di “restore” organico.

Integratori antiossidanti come Acido Lipoico e N-acetil cisteina
Sempre sull’aspetto antiossidante (di cui ribadiamo la centralità) una menzione d’obbligo va fatta per due molecole che sono sinergiche come l’acido lipoico e la N-acetil cisteina; con esse è possibile la distribuzione corporea sia nel flusso ematico che nei lipidi raggiungendo ogni cellula sotto stress ossidativo che necessiti di un aiuto per rinforzarsi.Come si vede le risorse sono già diverse, ma ci sono anche altri potenziali integratori che possono essere di supporto come i probiotici, una famiglia vastissima che contribuisce in modo attivo ed altamente efficace a nutrire e rinforzare la funzionalità e l’equilibrio di tutto il sistema.

L’importanza di integrare Omega 3
Accanto alle molecole menzionate non va mai dimenticata l’azione antinfiammatoria svolta dagli Omega 3, una molecola troppo spesso sottovalutata che oltre a regolare i trigliceridi, migliorare la densità ematica, svolge anche una potente azione antinfiammatoria agendo positivamente sui recuperi.

Quando e come assumere gli integratori per rinforzare le difese immunitarie?
Ad un primo sguardo l’integrazione sopra esposta può sembrare complessa ma in realtà è da proporzionare all’intensità dell’azione che si vuole svolgere e quindi al grado di efficacia che si vuole ottenere.

La vitamina C può essere un elemento costante mentre la D VIT (in gocce o compresse) è consigliabile l’utilizzo da Ottobre a Marzo, mesi in cui la sintesi endogena da sole è certamente ridotta.

La glutammina  può essere usata anche solo in vicinanza dell’allenamento oppure al mattino. A scopo salutistico si potrebbe prevederne l’uso a mesi alterni oppure a cicli di 4 settimane si e 2 no. Importante comunque che sia presente nei mesi di maggiore stress fisico.

La miscela di l’acido lipoico e la N-acetil cisteina può essere usata a mesi alterni oppure a cicli di 6 settimane si e 4 no.

Altro ruolo ciclico lo possono avere i probiotici che dovrebbero essere assunti 10 gg al mese, per diversi mesi, in quanto i ceppi vanno continuamente reintegrati per mantenere il corretto in equilibrio il microbiota intestinale; ovviamente anche questi sono proporzionali all’intensità dell’attività.

Anche gli omega 3 possono essere ciclizzati ma vista la vastità delle loro azioni, molti tecnici ne consigliano l’utilizzo per almeno 2/3 mesi, a cui si può fare seguire 1 mese di stop.

Magnesio per il recupero fisico e nervoso
Nei precedenti contenuti non è stato preso in esame un minerale base per il recupero fisico e nervoso, con azioni anche a favore del sistema immunitario; stiamo parlando del magnesio che ha una sua ottimizzazione assunto alla sera o al mattino dei giorni con attività più intense; con il magnesio è possibile fare periodi di carico, ma è anche ipotizzabile assumerlo solo in occasione di periodi o giornate particolarmente stressanti.

Ovviamente gli integratori funzionano in modo direttamente proporzionale ad una eventuale carenza degli stessi nel nostro organismo, ma purtroppo, questo aspetto non riguarda solamente gli sportivi, spesso si verificano situazioni di carenze o comunque bassi livelli di macro e micronutrienti anche in soggetti con una normale vita attiva.

articolo tratto da www.keforma.com

02 Mar 2020

Cosa fare quando non ci si può allenare

Cosa fare quando non ci si può allenare

Dobbiamo valutare quanto durerà la sospensione della nostra attività. Se la chiusura non sara troppo prolungata dovremo solo posticipare i nostri allenamenti. Qualche giorno di riposo non cambia nulla ne in fase di massa ne in quella di dimagrimento. Dovrò prestare, ovviamente, molta più attenzione all’alimentazione ricordando di modularla in base alle diminuzione dei carichi di lavoro. La sola alimentazione, infatti, incide per il 70% della composizione corporea. Mantenete una buona quota proteica, diminuite calorie e carboidrati.

Il discorso diventa ancora più importante se la sospensione dell’attività sarà più duratura: alcuni atleti che non sono attenti alla loro alimentazione in un mese di inattività possono aumentare anche 8/10 kg!

Prendetevi questo lasso di tempo come vero e proprio riposo. É difficile, sicuramente, per chi è attivo ma non fa male. Quando riprenderete ad allenarvi recupererete subito forza e massa che, in questo mese di ozio non avranno subito cali paurosi ma solo minimali.

In questo tempo di riposo rimanete comunque sempre attivi e dinamici: camminate molto, fate qualche seduta di allenamento cardiovascolare di corsa o bici. Questo aiuta a non ingrassare, a mantenere il cuore allenato e a tenere la mente in buona salute.

12 Feb 2020

Evodextrin – L’evoluzione dei carboidrati

Evodextrin, l’evoluzione dei carboidrati per ottimizzare la gestione energetica della performance. Vediamo come.

Ottimizzare ogni aspetto della performance sportiva è un preciso obiettivo di ogni atleta, questo include anche l’ottimizzazione della fornitura di energia spendibile in maniera graduale ed equilibrata nel corso dell’ attività. Nel corso degli anni sono state proposte diverse soluzioni, dall’utilizzo di microdosi di zuccheri semplici di veloce utilizzo a intervalli piuttosto ridotti, a quello di un utilizzo “preventivo” di sostanze ad assorbimento più lento, spendibili in tempistiche medio lunghe. Entrambe le strategie mostrano effetti positivi e potenziali limiti, che se studiati opportunamente, possono permette la realizzazione di una miscela di carboidrati progettata con l’intento di sfruttare pienamente le potenzialità di ogni fonte energetica minimizzandone le criticità. Questo è il razionale in base al quale è stato portato avanti lo sviluppo di Evodextrin: realizzare una miscela di carboidrati che possano fornire energia in maniera sequenziale, dimostrandosi da un lato in grado di agire velocemente e dall’altro fornendo energia per un periodo di tempo prolungato.

Quali sono i caboidraticontenuti in Evodextrine e come agiscono?

Fruttosio 1-6 difosfato

Zucchero fosforilato (per questo fosfato) di pronto utilizzo, direttamente impiegabile dall’organismo per l’immediata produzione di energia. Dato che praticamente tutti gli zuccheri per poter essere impiegati dall’organismo devono essere fosforilati, utilizzando il Fruttosio 1-6 difosfato è possibile saltare un passaggio velocizzandone al massimo l’utilizzo, rendendolo l’ideale per erogazione di notevole potenza nel brevissimo periodo.

Inoltre questo zucchero facilità l’assunzione cellulare di potassio e dei fosfati fondamentali alla successiva ulteriore produzione di energia.

Destrosio

Zucchero rapido per eccellenza, viene assorbito e convertito nella forma di pronto utilizzo in tempiste estremamente brevi, seconde solamente a quelle del Fruttosio 1-6 difosfato, protraendo ulteriormente la fornitura di energia.

Fruttosio

Zucchero molto interessante in quanto utilizzabile entro certi limiti sia dalla muscolatura che dal fegato indipendentemente dallo stimolo insulinico. Richiede generalmente per essere impiegato tempistiche leggermente superiori a quelle del destrosio, ma nella fascia temporale in cui la loro azione si sovrappone, diviene particolarmente interessante perché potendo sfruttare diversi canali di assorbimento permette una fornitura di energia quantitativamente superiore.

Matodestrine DE6-DE19

Utilizzate con la stessa logica per fornire energia in maniera sia sequenziale sia parallela al fruttosio. Parallela nelle fasi di azione medio-terminali del fruttosio, dove sfruttando altri canali di assorbimento rendono possibile di mantenere elevato l’assorbimento di nutrienti, sequenziale perché considerate le dinamiche di assorbimento, metabolismo e utilizzo in gioco per un completo utilizzo delle maltodestrine sono richieste tempistiche decisamente prolungate. L’utilizzo di maltodestrinea due diversi livelli di destrosio equivalenza (DE) permette di massimizzare e sfruttare contemporaneamente le caratteristiche di una maltodestrina rapida e di una più lenta.

Ciclodestine

Innovative molecole dal comportamento molto particolare. Da un lato si dimostrano estremamente solubili e rapidamente assorbibili, facilitando tra l’altro lo svuotamento gastrico e velocizzando di conseguenza l’assorbimento intestinale. Dall’altro dopo esser state rapidamente assorbite vengono metabolizzate con una tempistica medio-lenta, permettendo una fornitura di energia che inizia in maniera medio-rapida e continua anche oltre quanto generalmente ottenibile con molte maltodestrine. Le ciclodestrine costituiscono quindi in Evodextrin una sorta di elemento base in grado di fornire energia con le dinamiche appena descritte che viene ulteriormente ottimizzato dall’azione sequenziale e solo parzialmente sovrapposta degli altri zuccheri. La scelta di questa complessità formulativa permette inoltre di mantenere costantemente alta la capacità di assorbimento dell’organismo, evitando di saturarne le vie condivise.

Ma c’è qualche altra sostanza in grado di ottimizzare ulteriormente l’azione di questa complessa miscela di carboidrati? Si: la betaina.

La betaina è una sostanza estratta dalla comune bietola che mostra effetti molto interessanti per la performance. La betaina si dimostra infatti in grado di agire favorendo l’idratazione cellulare con un netto incremento dell’ingresso di acqua a cui segue un maggior ingresso di nutrienti ed elettroliti. Questo supporta la performance con un doppio meccanismo d’azione, favorendo una migliore idratazione cellulare e contribuendo sinergicamente ad un migliore ingresso, e di conseguenza utilizzo, dei nutrienti. Proprio quest’ultimo effetto completa la logica di progettazione e di realizzazione di Evodextrin costituendo un’ottimizzazione funzionale all’assorbimento e utilizzo delle diverse tipologie di carboidrati forniti. La letteratura scientifica conferma come l’utilizzo di betaina sia correlato a un significativo miglioramento della performance aerobica, della potenza erogata e della percezione della fatica.

Evodextrin costituisce, una miscela funzionale progettata per ottimizzare nei dettagli la fornitura di energia, funzionalmente a supporto della performance, particolarmente spendibile soprattutto per gli atleti evoluti, dove può fare la differenza.

 

articolo tratto da www.keforma.it

27 Nov 2019

Correre d’inverno

L’inverno è la stagione ideale per prepararsi a nuovi obietti sportivi come la mezza maratona.

La corsa è sicuramente uno degli sport più semplici a cui approcciare, basta una tuta e un paio di scarpe da ginnastica per uscire di casa e iniziare a percorre alcuni chilometri a passo spedito.

Ma come ogni attività fisica è buona regola informarsi e seguire quindi alcune linee guida basilari che permettono di praticare la corsa nel modo più corretto.

Questo a maggior ragione quando la corsa comincia a piacerci talmente tanto, che vogliamo metterci alla prova confrontandoci con altre persone… e da qui possiamo pensare di tentare la mezza maratona.

Diciamo che arrivare a correre un chilometraggio simile richiede tempo e costanza e vi consigliamo quindi di iniziare percorrendo distanze più brevi a giorni alterni aumentando via via il carico di allenamento.

Il periodo autunnale è il momento ideale per iniziare la preparazione, dato che la corsa può essere svolta in qualsiasi condizione climatica, su asfalto o su sterrato, in città o in collina e non necessita troppo tempo. Si può praticare nella pausa pranzo o alla sera dopo il lavoro, ma anche come risveglio muscolare la mattina prima di iniziare la giornata.

È lo sport più praticato nelle grandi centri urbani dove basta una pista ciclabile o un parco pubblico per eseguire il proprio allenamento quotidiano.

Questa disciplina permette di creare un allenamento base come avvicinamento alla distanza più lunga di 40 km ovvero della maratona.

Se si pensa come obiettivo la mezza maratona, non si deve sottovalutare il fatto di seguire una tabella di allenamento creata ad hoc da un preparatore esperto, per far si che gli allenamenti vengano eseguiti in maniera corretta, efficace e nel modo più adatto alla propria struttura fisica.

Ma oltre a un buon allenamento, va sempre abbinata una buona alimentazione e integrazione  per soddisfare le necessità dell’atleta e rinforzare il sistema immunitario.

Correre all’aria aperta, soprattutto nella stagione fredda, può indebolire il fisico maggiormente il quale, messo a dura prova e con i repentini sbalzi di temperatura, è a rischio continuo di essere contagiato da virus di stagione a da raffreddamento.

Cosa serve per correre in inverno?

  • Innanzitutto acquistiamo un paio di scarpe adatte a correre, meglio se ci affidiamo ad un negozio specializzato per il running.
  • Altra cosa fondamentale è che dobbiamo sì coprirci… ma non troppo! Se ci surriscaldiamo e la nostra sudorazione diventa eccessiva, saremo più soggetti ai colpi di freddo e quindi ad ammalarci. Usare sempre un buon abbigliamento tecnico traspirante.
  • Alimentiamoci correttamente, idratiamoci durante l’allenamento o la gara ma anche in tutto il resto della giornata. La perdita di liquidi potrebbe causare un indebolimento delle difese immunitarie e accusare maggiormente la stanchezza.
  • Integrarsi correttamente. In farmacia avrai la possibilità di farti seguire da un esperto e costruire il tuo programma di integrazione personalizzato.
  • Fissatevi degli obiettivi e cercate di raggiungerli, solo così riuscirete a ottenere i risultati desiderati.
  • Ottimo abbinare l’allenamento anche in palestra.
  • Ultimo consiglio ma molto importante: non esagerate e procedete per gradi!

Buona corsa

12 Nov 2019

Omega 3…fanno bene? – 1

Da anni sappiamo che alcuni alimenti contengono i preziosissimi Omega 3 i quali apportano molti benefici all’organismo soprattutto a cuore, cervello, pelle e articolazioni.

Gli Omega 3 sono grassi acidi polinsaturi che il nostro corpo non produce ma devono essere assunti attraverso i cibi che ingeriamo. Quelli che ne contengono di più sono: pesce azzurro, frutta secca, semi di chia e di lino, avocado, verdura a foglia verde e uova.

Quali sono i benefici degli Omega 3?

Vediamolo nello specifico esaminando caso per caso.

Colesterolo
Gli Omega 3 stimolano il metabolismo favorendo la digestione e aiutando l’organismo a produrre la leptina, un ormone che diminuisce l’appetito.
Questo meccanismo impedisce il formarsi e l’accumularsi del colesterolo che, alla lunga, è pericoloso per il sistema cardiovascolare, il cuore e il cervello.

Salute del cuore
Gli Omega 3 mantengo in salute il cuore e sono diverse le associazioni internazionali che ne hanno riconosciuto le proprietà protettive. Hanno la capacità di ridurre le malattie cardiache e di ridurre i triglicerici, regolano la pressione sanguigna e diminuiscono la formazione di coaguli nel sangue, causa di infarti o ictus.

Protezione delle articolazioni
Molti problemi, che causano i dolori articolari, sono causati da infiammazioni, insieme a muscoli deboli e all’usura di tutti i giorni. Gli Omega 3 sono ottimi anti-infiammatori e quindi possono essere un ottimo aiuto contro le problematiche articolari.
Inoltre, gli Omega 3, hanno la capacità di prevenire o rallentare la progressione dell’osteoartrosi in quanto gli acidi grassi hanno aiutano a ridurre la degradazione del collagene nelle cartilagini.

Benefici su pelle, capelli e unghie
Anche in quest caso gli Omega 3, come gli Omega 6, hanno un ruolo essenziale nella struttura della pelle perchè aiutano a mantenere la funzione di barriera e a prevenirne la secchezza.
Sono anche un ottimo contributo nel prevenire l’acne a ritardare l’invecchiamento cutaneo. Una dieta ricca di Omega 3 aiuta a proteggere la pelle dai danni dei raggi solari prevenendo scottature ed eritemi.

Capelli e unghie
Gli Omega 3 contribuiscono anche alla bellezza e alla salute dei capelli mantenendo il cuoio capelluto idratato e aiutando a prevenire la caduta dei capelli. Nutrono infatti il capello rinforzandolo e arricchendo i cheratinociti responsabili della struttura di capelli e unghie.

Memoria e malattie del cervello
Studi dimostrano che ci sono legami tra i livelli di Omega 3, il miglioramento della memoria e la salute generale del cervello.
Sembra che gli acidi grassi impediscano il restringimento del cervello legato all’invecchiamento oltre a proteggere la funzione cognitiva del cervello e, quindi, diminuire il rischio di Alzheimer.
Non ci sono però prove scientifiche decisive che dimostrano i reali benefici su queste patologie.

Benefici degli Omega 3 in gravidanza
Come già accennato precedentemente gli Omega 3 sono importanti per la salute del cervello e assunti in gravidanza aiutano nello sviluppo di esso e del sistema nervoso dei bambini.
Inoltre durante l’allattamento aumentano la produzione di latte e a prevenire la depressione post-partum.

Cosa comporta la carenza di Omega 3?
La carenza di Omega 3 si può manifestare attraverso diversi sintomi come:

  • stanchezza
  • pelle secca
  • cattiva circolazione
  • sbalzi d’umore
  • problemi di memoria

Un’integrazione corretta di Omega 3 e Omega 6 aiutano ad alleviare i sintomi elencati qui sopra.

Avvertenze

È sempre consigliato rivolgersi al proprio medico per assumerne una corretta quantità perché potrebbero verificarsi alcune controindicazioni. Infatti, le loro proprietà fluidificanti del sangue possono causare sporadicamente emorragie dal naso.

Gli acidi grassi essenziali sono estremamente sensibili al calore e inclini all’ossidazione, quindi è meglio assumerli prediligendo cibi crudi e freschi o attraverso gli integratori alimentari.

da www.nutrifarma.it