Filtri solari nelle creme: cosa significa davvero “protezione”?

La sigla SPF è ovunque, eppure pochi sanno cosa nasconde. Parliamo di fisica, chimica e di come scegliere la crema solare più adatta alla tua pelle — senza affidarsi al colore della confezione.

Il problema con l’SPF

Sun Protection Factor: un numero apparentemente semplice che misura quante volte la crema allunga il tempo prima che la pelle si arrossi rispetto all’esposizione senza protezione. Un SPF 30 non significa “il doppio di SPF 15”. In realtà, SPF 15 blocca circa il 93% dei raggi UVB, SPF 30 il 97%, SPF 50 il 98%. La differenza tra 30 e 50 è solo un punto percentuale — ma può essere rilevante per chi ha fototipo basso o storia di danni solari.

Il punto critico, però, è un altro: l’SPF misura soltanto i raggi UVB, quelli responsabili dell’eritema. I raggi UVA — che penetrano più in profondità, invecchiano il derma e contribuiscono all’insorgenza di melanomi — non compaiono nel numero stampato sulla confezione.

Da sapere: Un prodotto con SPF 50 può avere una protezione UVA mediocre. Controlla sempre che in etichetta compaia la dicitura “protezione UVA” con il cerchio e il simbolo UVA — indica che la copertura UVA è almeno un terzo di quella UVB, secondo le linee guida COLIPA/EUDPA.

Filtri chimici, fisici o ibridi?

La distinzione più importante che raramente viene spiegata in modo chiaro.

Tipo Come funziona Vantaggi Limiti
Chimico (organico) Assorbe la radiazione UV e la converte in calore Texture leggera, invisibile sulla pelle Può irritare pelli sensibili; richiede 20 min prima dell’esposizione
Fisico (inorganico) Riflette e diffonde i raggi UV (minerali: ZnO, TiO₂) Tollerato da pelli reattive, bimbi, donne in gravidanza Effetto biancastro (soprattutto ZnO), trama più pesante
Ibrido Combina entrambe le categorie Ampio spettro, texture migliorata Formulazioni più complesse, profilo allergologico da valutare

I filtri fisici a base di biossido di titanio (TiO₂) e ossido di zinco (ZnO) sono oggi disponibili anche in forma micronizzata e nanoparticellare, che riduce l’effetto coprente pur mantenendo l’efficacia. Le formulazioni di ultima generazione, come quelle della linea La Roche-Posay Anthelios, utilizzano molecole schermanti fotostabili — un aspetto cruciale, perché alcuni filtri chimici si degradano con l’esposizione prolungata alla luce, perdendo parte della loro efficacia.

Fotostabilità: la variabile che non vedi

Un filtro fotostabile mantiene la sua efficacia per l’intera durata dell’esposizione. Uno fotolabile si degrada rapidamente e richiede riapplicazioni più frequenti per compensare. L’avobenzone (Butyl Methoxydibenzoylmethane), ad esempio, è uno dei migliori filtri UVA organici ma è intrinsecamente fotolabile — nelle formulazioni professionali viene stabilizzato dall’octocrylene o dall’ecamsule (Mexoryl SX, un brevetto L’Oréal usato in molti prodotti Anthelios).

Come scegliere in base al fototipo

Il fototipo (scala Fitzpatrick, da I a VI) descrive la risposta della pelle all’esposizione solare e guida la scelta della protezione corretta.

  • Fototipo I–II (pelle chiarissima, capelli rossi o biondi): SPF 50+ tutto l’anno, filtro a largo spettro obbligatorio, riapplicazione ogni 90 minuti.
  • Fototipo III–IV (pelle media, abbronzatura moderata): SPF 30–50 nelle ore centrali, attenzione alle zone sensibili (naso, spalle, décolleté).
  • Fototipo V–VI (pelle scura): protezione UVA prioritaria anche se il rischio eritema è ridotto — il rischio di fotoinvecchiamento e danni al DNA rimane.
  • Pelle con patologie (rosacea, dermatite atopica, xeroderma pigmentosum): filtri fisici senza profumi, formulazioni ipoallergeniche testate dermatologicamente.

Quanto prodotto usare (e quando riapplicarlo)

Le prove sperimentali alla base dei valori SPF utilizzano 2 mg/cm² di prodotto — circa un cucchiaino (5 ml) per il viso, e 35 ml per un adulto in costume da bagno. La maggior parte delle persone ne applica la metà, riducendo di fatto la protezione reale anche del 50%. Inoltre, acqua, sudore e sfregamento degradano il film protettivo: la riapplicazione ogni due ore (o dopo ogni bagno) non è un consiglio commerciale, è una necessità fisiologica.

Un dettaglio per gli sportivi: Chi pratica attività all’aperto — ciclismo, corsa, triathlon — è esposto in modo prolungato e spesso in condizioni di forte sudorazione. In questi casi si raccomandano formulazioni water resistant (resistenza certificata fino a 40 o 80 minuti di immersione, secondo la normativa FDA), e la riapplicazione sistematica nelle soste. Non dimenticare le orecchie, la nuca e il dorso delle mani.

La verità sulle creme “abbronzanti” con SPF basso

Un SPF 6 o 10 non è una protezione: è una promessa non mantenuta. La normativa europea (Raccomandazione CE 2006/647/EC) indica un minimo di SPF 6 per poter riportare la dicitura “protezione solare” in etichetta, ma i dermatologi non raccomandano nulla al di sotto di SPF 30 per un uso quotidiano consapevole. L’abbronzatura è una risposta di difesa — non è un obiettivo di salute.

Cosa trovi in farmacia

A differenza della grande distribuzione, la farmacia offre prodotti selezionati sulla base del profilo dermatologico, non del posizionamento commerciale. Puoi chiedere al farmacista di guidarti nella scelta in base al tuo fototipo, alla presenza di sensibilizzazioni note, alle aree da proteggere e all’uso (quotidiano, sportivo, mare, montagna). In Farmacia Introini trovi le linee La Roche-Posay Anthelios — tra le più studiate in ambito clinico — e la nostra linea Dr. Introini Lab, formulata per rispondere alle esigenze delle pelli del territorio.

 

Articolo redatto con finalità informative. Per una valutazione personalizzata del tuo fototipo e della protezione più adatta, rivolgiti al tuo farmacista o al dermatologo di fiducia.

3Giu, 2021
Sole e invecchiamento cutaneo

La pelle o cute rappresenta la componente più estesa del nostro apparato di rivestimento o apparato tegumentario, rappresentando di conseguenza la nostra prima forma di interfaccia e il nostro primo mezzo di difesa dagli agenti atmosferici, primo fra tutti il sole.

La luce solare è composta da raggi cosmici, raggi gamma, raggi X, radiazioni ultraviolette (suddivise in UVA, UVB e UVC), radiazioni infrarosse e radiazioni a radiofrequenza, che viaggiano nello spazio sotto forma di onde elettromagnetiche e vengono differenziate sulla base della lunghezza d’onda.

Il 40% della quota che raggiunge la terra costituisce la luce visibile, il 55% dall’infrarosso e il 5% dalle radiazioni ultraviolette (o UV) a loro volta prevalentemente costitute dal 99% di UVA e 1% di UVB (le UVC vengono fermate dallo strato di ozono). Queste percentuali possono variare in relazione a diversi fattori quali: altezza del sole nel cielo (ora del giorno, stagione, latitudine), altitudine, nuvolosità, vento, regione geografica, superfici riflettenti e porzione di cielo visibile.

Tirando le somme le 2 principali radiazioni con cui veniamo in contatto nel contesto dell’esposizione solare sono 2: UVA e UVB.

Gli UVA entrano in contatto con l’uomo, arrivando fino al secondo strato della pelle cioè il derma. Attraversando l’epidermide, i raggi UVA provocano la pigmentazione diretta dovuta alla maturazione della melanina già presente nelle cellule. Giungono poi al derma dove si disperdono e vengono assorbiti.

Gli UVB, invece, entrano in contatto con l’uomo solo in piccolissima quantità arrestandosi nello strato dell’epidermide dove stimolano la produzione di nuova melanina da parte del melanocita (la cellula deputata a questa funzione). Trasportando però una grande quantità di energia, possono causare problemi alla cute, come l’eritema e soprattutto il fotoinvecchiamento.

Esistono diverse sostanze che l’organismo può utilizzare nel controllo/controbilanciamento dei danni:
Si rivela sicuramente essenziale tutto il pool di sostanze che intervengono nella catena di risposta allo stress ossidativo, semplificando Vitamina E, Vitamina A Vitamina C, Glutatione) Fenilalanina, Metionina, Selenio e vitamina B10 o (PABA).

L’ azione protettiva si manifesta con un meccanismo a catena ovvero generalmente le prime risposte possono essere fornite dalla vitamina E e/o dalla vitamina A (sostanze liposolubili depositate a livello delle membrane cellulari costituendo il primo fronte di risposta difensiva) che a loro volta rendono innocuo il radicale libero divenendo a loro volta specie potenzialmente nocive, quindi interviene la vitamina C che subisce un destino simile e a sua volta viene processata dal glutatione, molecola poi rigenerabile grazie a reazioni enzimatiche cellula.

La vitamina A può essere assunta anche assunta anche sotto forma del suo precursore, il betacarotene, che oltre a mostrarsi biologicamente attivo già in questa forma dà origine a due molecole di vitamina A.

Il glutatione, la sostanza che chiude il cerchio, risulta molto difficile da assumere per bocca in quanto troppo facilmente andrebbe in contro a processi digestivi e denaturanti a livello dello stomaco e dei primi tratti intestinali andando perso.

Utilizzando invece il suo principale precursore (la cui carenza limiterebbe la produzione da parte dell’organismo): N-Acetilcisteina insieme al Selenio, essenziale nel suo metabolismo sarà possibile favorire una piena efficienza ed efficacia.

Oltre al supporto dei meccanismi di risposta allo stress ossidativo, si rivela molto importante supportare la produzione di melanina, questo può essere fatto mediante una corretta fornitura di L-Fenilalanina, aminoacido essenziale (non producibile dall’organismo) alla base dei processi di sintesi della melanina e PABA in quanto agente promotore dei processi di sintesi che coinvolgono la L-Fenilalanina.

Oltre a tutte queste forme di supporto “metabolico” esiste anche una forma di supporto “strutturale”?
Si, un supporto strutturale può essere fornito favorendo la produzione di collagene, che costituisce una sorta di “impalcatura” strutturale anche a livello cutaneo.

Tra le diverse sostanze studiate, l’idrolizzato di collagene di origine marina è quello che sembra dare risultati più favorevoli, come tutti gli idrolizzati di collagene, infatti, fornisce sia “materiale di costruzione” sia stimolo alla costruzione, ma rispetto a quelli di origine bovina o suina, quello di origine marina, secondo alcuni autori, sembra avere una performance superiore a livello cutaneo.

da www.nutrifarma.it

13Ago, 2019
IDRATAZIONE SPORTIVA

La disidratazione è un problema primario nella gestione delle attività sportive, specialmente per quelle di endurance.

In linea generale, nel sedentario, l’equilibrio di idratazione richiede il recupero di circa 2,5 litri di acqua nelle 24 ore.

Circa 1,250 litri è la quantità di liquidi che è necessario bere:

750-900 gr vengono forniti dall’alimentazione solida (cibi, frutta e verdura come acqua organica, di gran lunga migliore di quella minerale!!);
infine 350-450 gr di acqua vengono giornalmente recuperate dalle ossidazioni metaboliche (produzione endogena di calore ed energia con formazione finale di CO2 e H2O).
Anche se con una certa variabilità (età, dimensioni corporee, stagionalità, tipo di attività lavorativa) si valuta nel mezzo litro l’acqua utile per completare i rifornimenti realizzati durante i cinque pasti con varie bibite.

La disidratazione è un vero pericolo per lo sportivo, molto meno per il sedentario (il problema è più presente nelle fasce di età più avanzata), che al contrario può rischiare iperidratazione per eccessivo utilizzo di acque minerali a basso residuo e conseguente iponatriemia (diluizione plasmatica del sodio sotto i 110 mml/l con progressive implicazioni metaboliche).

Negli sport a scatti ripetuti le dispersioni per traspirazione sono molto alte, ma i tempi di attività sono ridotti (raramente superano 1,5 ore), quindi, la reidratazione (meglio con un po’ di sali e antiossidanti) va curata per non perdere reattività, ma non sarà mai un elemento capitale come nell’aerobica prolungata.

Nell’endurance, invece, l’idratazione è un fattore primario, da valutare con la massima attenzione e da programmare con intelligenza ed equilibrio.

Ci sono differenze tra bici, corsa, sci di fondo, trekking, nuoto, etc… a cui affiancare la variabilità delle condizioni ambientali (freddo, umidità, caldo secco) ma, in generale, il fattore determinante è il tempo di esercizio, specialmente oggi che prendono sempre più campo le pratiche sportive aerobiche estreme e competitive.

Cosa e quanto bere quando si pratica sport
Sotto le 2 ore
Si deve pensare a una semplice reidratazione con acqua (circa 750 cc ora, con adattamento, tenendo conto delle variabilità sopra descritte), cui aggiungere una piccola quota di sali ad alta biodisponibilità.

Dopo le 2 ore
Comincia a esaurirsi il glicogeno e quindi la reidratazione deve associarsi alla ri-alimentazione, qui cominciano i problemi: è molto difficile mantenere i liquidi ipotonici per garantire l’assorbimento dell’acqua e insieme fornire sufficienti quote di glucidi per sostenere l’esercizio e contrastare il catabolismo collegato all’esaurimento del glicogeno.

Un principio inderogabile per l’endurance prolungato è che si deve bere in maniera programmata e non quando si ha sete (sarebbe troppo tardi!!).

Predisporre (tenendo conto delle variabilità già accennate) un recupero di 300/500 cc di liquidi ogni mezz’ora, dopo le due ore vanno associate maltodestrine (con minima pompa di fruttosio):

1 MALTO GEL da 60/80 gr o una barretta KECARBO ogni 40-50’;
KESALI MINERALI con minerali e antiossidanti e maltodestrine lunghe (calcolare una busta ogni due ore).
Arrivando al rifornimento idrico (in genere ogni 5 – 7 km) assumere SPEED ENERGY GEL gel o la barretta KECARBO, cui fare seguire l’acqua di reidratazione.

I sali devono essere composti con minerali biodisponibili (altrimenti, vista l’entità della reidratazione, diventano veleni;

I gel devono avere una precisa concentrazione perché i glucidi vengano assorbiti senza dare scariche diarroiche e le maltodestrine scelte con un preciso peso molecolare;

Le barrette a base di carboidrati non devono contenere zucchero e riso soffiato (accettabile come merendina una tantum, ma veleno per una importante rialimentazione sportiva), ma specifiche maltodestrine e materiali nutrienti qualificati.

Imparare a pesarsi prima di partire e al termine della prova, dopo essersi reidratato: la differenza di peso non deve superare mai gli 800-900 gr (peso massimo di materiali e acqua di idratazione utilizzati per produrre l’energia necessari per una maratona)… il resto è DISIDRATAZIONE!

DA KEFORMA.COM

11Giu, 2019
ESPOSIZIONE SOLARE

Cosa succede quando ci esponiamo ai raggi solari?
Innanzi tutto occorre definire da che cosa è composta la luce solare.

La luce solare
La luce solare è composta da raggi cosmici, raggi gamma, raggi X, radiazioni ultraviolette (suddivise in UVA, UVB e UVC), radiazioni infrarosse e radiazioni a radiofrequenza, che viaggiano nello spazio sotto forma di onde elettromagnetiche e vengono differenziate sulla base della lunghezza d’onda.

Quante radiazioni ultravioletti raggiungono il suolo terrestre?
Il 40% della quota che raggiunge la terra costituisce la luce visibile, il 55% dall’infrarosso e il 5% dalle radiazioni ultraviolette (o UV) a loro volta prevalentemente costitute dal 99% di UVA e 1% di UVB(le UVC vengono fermate dallo strato di ozono).

Ovviamente queste percentuali variano in relazione a fattori quali:

altezza del sole nel cielo (ora del giorno, stagione, latitudine)
altitudine
nuvolosità
vento
regione geografica
superfici riflettenti
porzione di cielo visibile.

Quindi le 2 principali radiazioni con cui veniamo in contatto nel contesto dell’esposizione solare sono 2: UVA e UVB.

Le radiazioni UVA che attivano l’abbronzatura

Le UVA entrano in contatto con l’uomo, arrivando fino al secondo strato della pelle: il derma.
Mediante l’attraversamento dell’epidermide, i raggi UVA provocano la pigmentazione diretta dovuta alla maturazione della melanina già presente nelle cellule. Giungono poi al derma dove si disperdono e vengono assorbiti.

I raggi UVB e l’abbronzatura
Le UVB invece entrano in contatto con l’uomo solo in piccolissima quantità entrando nella pelle e arrestandosi nello strato dell’epidermide.
In questo contesto stimolano la produzione di nuova melanina da parte del melanocita (la cellula deputata a questa funzione). Dato che trasportano una grande quantità di energia, possono causare problemi alla cute, come l’eritema, il fotoinvecchiamento ecc…

Le vitamine che proteggono la pelle
Considerati questi aspetti diventa molto importante capire quali sono le sostanze che il nostro organismo utilizza per far fronte a questi potenziali danni compensando le potenziali conseguenze nocive derivate dall’esposizione solare.


Le sostanze responsabili della risposta allo stress ossidativo sono diverse:

vitamina E
vitamina A
vitamina C
glutatione
fenilalanina
metionina
selenio
vitamina B10 o acido para ammino benzioco che dir si voglia (PABA).
Parlando di protezione antiossidante risulta fondamentale chiarire che assumerne soltanto una sostanza non ha grande senso in quanto l’azione protettiva si manifesta con un meccanismo a catena.

Generalmente le prime risposte possono essere fornite dalla vitamina E e/o dalla vitamina A (in quanto liposolubili vengono depositate a livello delle membrane cellulari costituendo il primo fronte di risposta difensiva) che a loro volta rendono innocuo il radicale libero divenendo a loro volta specie radicaliche e potenzialmente nocive.

Successivamente interviene la vitamina C che subisce un destino simile e a sua volta viene processata dal glutatione, molecola poi rigenerabile grazie a reazioni enzimatiche cellulari.

Betacarotene precursore della vitamina A
In questo contesto occorre puntualizzare che la vitamina A può essere assunta anche in via preferenziale sotto forma del suo precursore, il betacarotene, che oltre a mostrarsi biologicamente attivo anche in questa forma da origine a due molecole di vitamina A.

Inoltre depositandosi a livello lipidico queste sostanze dl naturale colore “arancio” contribuiscono a fornire una tonalità ambrata alla cute fornendo un ulteriore fattore di protezione.

Il glutatione si rivela fondamentale per chiudere il cerchio, il problema è che risulta molto difficile assumerlo per bocca in quanto troppo facilmente andrebbe incontro a processi digestivi e denaturativi a livello dello stomaco e dei primi tratti intestinali, per cui si preferisce utilizzare il suo principale precursore (quello la cui carenza ne limiterebbe la produzione da parte del nostro organismo): la N-Acetilcisteina.

Nel chiudere il cerchio della risposta antiossidante è fondamentale non dimenticare il ruolo del selenio come principale componente di diversi enzimi deputati alla ricostituzione del glutatione.

La risposta antiossidante è molto importante ma diventa fondamentale anche mantenere in piena efficienza i meccanismi deputati alla sintesi di melanina e per questo diventa essenziale la presenza di sostanze come L-fenilalanina, aminoacido essenziale (non producibile dall’organismo) alla base dei processi di sintesi delle melanina e PABA in quanto agente promotore dei processi di sintesi che la coinvolgono.

Ultime, ma non meno importanti da menzionare, sono la cisteina e la metionina che in quanto precursori di numerose sostanze con funzione di regolazione biologica possono intervenire nel mantenimento di una piena efficienza metabolica e nei relativi processi di detossificazione.

Una volta conosciuti i potenziali problemi correlati all’esposizione solare e le ottime soluzioni che abbiamo a disposizione cosa rimane da dire se non: “Buona abbronzatura a tutti… si, ma in piena sicurezza!”.

articolo tratto da www.nutrifarma.it
dott. Alexander Bertuccioli

11Dic, 2018
Sport Invernali – Parte 1a

La ginnastica presciistica è la preparazione atletica allo sci orientata a coloro che non sono atleti e che praticano lo sci come sport ludico.

Lo sci è uno sport tecnico e prevalentemente anaerobico. Dunque, anche un soggetto impreparato dal punto di vista fisico, ma che possiede una tecnica discreta o buona (per esempio perché ha imparato da bambino), può scendere senza problemi da qualunque pista: è quello che accade all’inizio della stagione alla maggior parte degli sciatori.

Per presentarsi in forma bisogna allenarsi con altri sport cosa che vadano a riproporre gli stessi movimenti effettuati nella sessione di sci. Nonostante questi i primi giorni si sperimenterà comunque affaticamento e spesso anche dolore muscolare.

Il problema è che sciare senza un’adeguata preparazione fisica aumenta in modo esponenziale il rischio di infortuni e rendono lo sci uno sport potenzialmente pericoloso perché le sollecitazioni sono le stesse ma la resistenza di muscoli e articolazioni è molto minore, in un soggetto non allenato.

Finché si è giovani si può comunque sciare in relativa sicurezza grazie alla maggior elasticità delle articolazioni garantita dalla giovane età. Fintanto che ci si ritrova “inspiegabilmente” di fronte a un calo drastico delle prestazioni, con bruciori alle gambe, crampi, debolezza.

In queste condizioni è molto più facile cadere e subire infortuni anche gravi. Non a caso chi si fa male sciando è spesso uno sciatore di medio livello, che ha la tecnica per fare determinate evoluzioni, ma non ha più il fisico per reggerle!

Lo sciatore non agonista vuole sciare tutto il giorno, dalle 9 alle 16, per godersi al massimo la giornata sugli sci, ma questo ovviamente comporta il fatto di svolgere un esercizio di intensità bassa o al massimo media. Quindi stiamo parlando di uno sforzo blando, ripetuto decine di volte durante tante ore. La caratteristica necessaria per questo tipo di sforzo è la resistenza, ovvero la capacità di mantenere uno sforzo di intensità bassa o media per tanto tempo.

E come la possiamo allenare?

3Lug, 2018
Pelle al sole – La preparazione

Pelle al sole - La preparazione

La preparazione della pelle all'esposizione solare deve iniziare il mese precedente alla stessa. Questa operazione la possiamo fare aiutandoci con un integratore opportunamente formulato.

Dovrà essere un prodotto che, grazie ai suoi principi attivi, sarà in grado di proteggere dai danni causati dalla prolungata esposizione solare.

L’azione sinergica svolta dai componenti del prodotto, inoltre, consentirà di ottenere un’abbronzatura più intensa in maniera più rapida.

Per fare tutto questo l'integratore da noi formulato conterrà:

  • L’acido Paraaminobenzoico è un filtro solare fisiologico della cellula, mentre la L-Fenilalanina è il precursore della melanina.
  • Il Betacarotene è utile per la pigmentazione e risulta di beneficio per coloro che soffrono di fotosensibilità.
  • La vitamina E è il protettore lipofilo della pelle e ha una forte azione antiossidante.

Vitasol avrà quindi le seguenti funzioni:

  1. Preparare la pelle al sole
  2. Mantenere l'abbronzatura più a lungo
  3. Proteggere la pelle dai raggi solari
  4. Prevenzione contro le rughe causate dall'esposizione solari
  5. Protezione dei capelli durante l'esposizione

Lo dovremo assumere 15 giorni prima dell'esposizione solare e durante la stessa, di preferenza al pasto.

24Mag, 2018
SOLE E SICUREZZA

Protezione solare: perché è importante usare solo prodotti sicuri!

Con l’arrivo della bella stagione non vediamo l’ora di esporci al sole ma, puntualmente, vi ricordiamo che la pelle deve essere ben protetta dai raggi dannosi. Non tutte le protezioni, però, sono davvero in grado di creare uno schermo efficace e quindi la scelta del prodotto giusto, sicuro e certificato diventa una priorità.

Abbiamo già dato nel tempo alcune indicazioni. fasce orare di esposizione, accorgimenti e altro ancora.
Oggi parliamo di prodotti solari. 

Per poter essere definita sicura, una protezione solare deve proteggere sia dai raggi UVA che da quelli UVB e non contenere sostanze dannose per la pelle. L’inci resta l’unico indicatore per capire quanto una protezione possa essere efficace e valida, e gli ingredienti da bandire sono:

  • l’Oxybenzone
  • il Diethyl e ethyhexil triazon
  • l’Od Paba
  • il 4 methilbenzyliden camphor

 

Tutte queste sostanze vengono assorbite dalla pelle e rischiano di creare danni irreversibili, dunque i solari che presentano questi elementi sono da scartare.

È preferibile poi scegliere protezioni solari prive di profumazioni, alcol, paraffina e parabeni, ingredienti che possono creare macchie cutanee e allergie, oltre a pruriti e rossori. Da evitare anche i prodotti che contengono retinyl palmitate, un derivato della vitamina A che aumenta la fotosensibilità della pelle rendendola così più esposta alle scottature e ai danni causati dai raggi solari.

Noi in farmacia ci siamo già attrezzati e non dimenticate di verificare il nostro spazio legato agli eventi e alle promo: ci sarà un’estate davvero calda!

 

 

18Mag, 2018
INTEGRATORI: ALLEATI DI BELLEZZA

Tutti pazzi per gli integratori!

Sportivi, alimentari, multivitaminici. Di cosa stiamo parlando? Degli integratori, gli alleati del nostro benessere! Una tipologia, però, sta conquistando tutti: gli integratori per la protezione solare. Un aiuto interno e non esterno che arriva per prevenire malattie cutanee e proteggere la pelle.
Ma funzionano davvero? La riposta è semplice: sì!

Integratori, ad ognuno il suo

Un aiuto reale per il nostro organismo, il sostegno necessario per ritrovare il proprio benessere. Gli integratori non sono solo semplici pastiglie ma rappresentano il supporto adatto a ritrovare la propria salute.
Compensano una carenza nutrizionale, apportano le vitamine necessarie, ridanno energia agli sportivi. Mille sono i motivi per cui possiamo utilizzarli ma univoco è il risultato: il benessere!
Semplici da prendere, rappresentano un aiuto reale, soprattutto in momenti delicati come il cambio stagione che stiamo affrontando in questo particolare periodo.
Su questo argomento, non ci sono dubbi: assumere regolarmente gli integratori di vitamine può solo aiutare a prevenire i malanni di stagione.
Più energia abbiamo, meglio affrontiamo l’estate in arrivo. Ma la tendenza beauty ha accolto un nuovo alleato: gli integratori per la protezione solare. Semplici pastiglie capaci di proteggere la pelle. Non solo, i loro benefici comprendono un miglioramento dell’abbronzatura, incrementando nel contempo la resistenza cutanea allo stress solare. Un aiuto che arriva dall’interno per proteggere ciò che abbiamo di più caro ed esposto, la pelle.

Ma come funzionano? Esistono solo quelli solari? Scopriamolo insieme!

Uno dei settori maggiormente in crescita, l’aiuto reale che stavamo aspettando da tempo. Gli integratori supplements, in particolari quelli solari, stanno spopolando e il segreto di questo successo risiede nel benessere che riescono ad apportare. I più efficaci, secondo una ricerca fatta dal Guardian, sono in particolare gli integratori anti-aging, quelli dedicati alla protezione solare e alla luminosità della pelle.

Il segreto?

Gli ingredienti che li compongono, come l’acido ialuronico, il collagene e la Vitamina C e i micronutrienti come zinco, selenio, magnesio e antiossidanti. Migliorano i meccanismi di protezione solare, agendo sulla pigmentazione e sulla naturale resistenza agli stress della luce. Una fotoprotezione che arriva da dentro, garantendo risultati ottimali e duraturi.

No, non dobbiamo addio alle creme ma possiamo fare qualcosa in più.
Vi aspettiamo in farmacia!

2Mag, 2018
AMICO SOLE!

Il sole è vita, calore, energia. Il sole è “amico”!
O per lo meno cosi dovrebbe essere.

Affinché sia così è importante imparare a conoscerlo facendo attenzione agli effetti “nocivi” che un’esposizione sconsiderata può causare.

Prendere il sole ci fa sentire meglio e ci fornisce una nuova carica emotiva. Ci sentiamo piu belli, energici e felici.
Ma i raggi UV possono avere sul nostro organismo alcuni effetti importanti che è opportuno conoscere quali:

  • l’abbronzatura (o pigmentazione cutanea) il cui scopo naturale è proteggere la nostra pelle;
  • l’eritema solare ovvero l’arrossamento della pelle che, in caso di esposizione protratta, può trasformarsi in ustione;
  • l’attivazione della vitamina D per la quale è indispensabile l’esposizione ai raggi UV. La vitamina D attivata favorisce l’assorbimento del calcio da parte dell’intestino ed il suo deposito nelle ossa con conseguenti effetti benefici.

Ma andiamo per ordine.
La pelle, l’organo più esteso che protegge il nostro corpo dalle aggressioni esterne, esposta al sole subisce l’azione dei raggi UV. Se non ci fosse una attenzione e cura da parte nostra, questi possono provocare scottature, accelerare il processo di invecchiamento cutaneo (a causa della produzione di radicali liberi) sino a causare patologie cutanee a lungo termine.

Naturalmente, per difendersi dai raggi UV, la pelle attiva un processo di produzione di melanina: una sostanza che, assorbendo e riflettendo i raggi UV, protegge la nostra pelle.

Ma questo non basta. E’ opportuno il nostro intervento. E’ opportuno, soprattutto alla prima esposizione, intervenire con l’utilizzo di creme specifiche con adeguato filtro solare, adatto al proprio fototipo, e trattamenti lenitivi ed idratanti post esposizione.
Inoltre una corretta integrazione di beta-carotene (vitamina A), di cui è ricca la carota, vitamina E ed antiossidanti assunti a partire almeno da 1 mese prima dell’esposizione ai raggi del sole, aiuta a non scottarsi ed a proteggersi dai danni a lungo termine.

Il sole è un amico e per le istruzioni d’uso vi aspettiamo in farmacia 🙂 

20Apr, 2018
ESTATE 2018: SOLE E PROTEZIONE!

Prendere il sole? Sì, ma con precauzione!

Le belle giornate sono arrivate, l’estate si avvicina e le vacanze sono alle porte. E ciò cosa significa? Mare, piscina, relax. E soprattutto sole.
L’esposizione al sole, però, per quanto salutare possa essere, non sempre porta benefici. Per questo bisogna prendere delle precauzioni.
Quali sono le migliori? Scopriamole insieme.

I benefici e i possibili danni

Un elaborato studio svedese lo ha confermato: l’esposizione al sole può allungare la vita di due anni. Il segreto è nella maggiore produzione di vitamina D, capace di aumentare le difese immunitarie del nostro metabolismo, preservando la mineralizzazione dell’osso e prevenendo l’osteoporosi. Grazie alle endorfine, si avrà un maggiore senso di benessere appagamento. L’esposizione al sole, soprattutto quando è prolungata, porta con sé anche diversi disturbi, che si possono trasformare in rischiosi di tumori cutanei. Non solo, anche ustioni e irritazioni possono presentarsi e, in questo caso, i soggetti più a rischio sono i bambini. Evitare l’esposizione al sole, però, causerebbe danni non indifferenti. Il segreto per gioire dei benefici del sole, proteggendosi dai possibili danni, risiede nella prevenzione. Tutto dipende però dalle caratteristiche della nostra pelle. Chi ha la pelle più chiara avrà maggiori rischi di scottarsi in confronto alle persone che hanno una carnagione più scura.

I consigli per una corretta esposizione al sole


La Società italiana di Dermatologia ha confermato ciò che le nostre mamme e nonne dicevano sempre: bisogna evitare di esporsi al sole durante le ore più calde, dalle 11 alle 14. L’esposizione al sole deve essere graduale in modo che la pelle possa cominciare ad abbronzarsi. Ovviamente, il tutto dovrà essere regolato attraverso l’utilizzo di creme protettive.
Il consiglio è sempre quello di utilizzare creme con un fattore di protezione superiore a 30, preferendo in molti casi la 50. L’applicazione deve essere fatta ogni due ore, soprattutto dopo aver fatto un bagno rinfrescante. Gli specialisti confermano che le creme vanno utilizzate in quantità adeguate e consigliano di non credere alla dicitura “protezione totale”: in realtà le creme proteggono solo parzialmente. Anche le maglie colorate sono un ottimo filtro contro i raggi solari e le possibili scottature. Per i bambini è necessario cercare di evitare possibili ustioni, che rappresentano il maggiore fattore di rischio per il melanoma.

Queste semplici e utili precauzioni ci aiuteranno a gioire del sole, senza causare danni alla nostra pelle.

 

PS. Si, in farmacia abbiamo già tutti i solari 🙂